La frontiera scomparsa

La frontiera scomparsa

La frontiera scomparsa è un romanzo autobiografico dello scrittore cileno Luis Sepúlveda. Diviso in sette parti, racconta la storia, avvincente e coinvolgente, di un viaggio che inizia da Santiago del Cile negli anni ’70, quando l’America Latina era scossa da venti rivoluzionari.

Il primo brano si apre con Luis bambino in compagnia del nonno, il quale, dopo esilaranti episodi, strappa al nipote due promesse: fare un gran viaggio e andare a Martos.

«Martos? Dov’è Martos?» è la domanda del bambino.

«Qui» risponde il nonno, battendosi il petto con le mani.

Luis cresce e a diciotto anni decide di “seguire l’esempio dell’uomo più universale che abbia dato l’America, il Che”. Si scontrerà invece con la dura legge del carcere cileno, con le torture e le umiliazioni più terribili.

Uscito dal carcere, Luis intraprende un pellegrinaggio, con lo zaino in spalla, che dal Cile lo porterà in Argentina, Bolivia, Uruguay, Ecuador, fino ad arrivare a Martos, nel villaggio andaluso da cui il nonno anarchico è fuggito agli inizi del secolo per difendere il suo amore per la libertà.

Ed è proprio il capitolo finale, bellissimo, che fa sì che ogni tanto io riprenda in mano il romanzo e ne rilegga alcune parti.

Arrivato a Martos,  ritrova ancora in vita il fratello di suo nonno, il quale quando capisce chi è il giovane che ha di fronte, lo sguardo del vecchio, scrive Sepulveda “trapassò la mia pelle, percorse ciascuna delle mie ossa, uscì sulla porta, salì e scese le colline, rivide ogni albero, ogni goccia d’olio, ogni ombra di vino, ogni traccia cancellata, ogni serenata cantata, ogni toro sacrificato all’ora fatidica, ogni tramonto, ogni tricorno che si era piantato insolente davanti all’eredità, ogni notizia venuta da così lontano, ogni lettera che aveva smesso di arrivare perché la vita è fatta così, cazzo, ogni silenzio che piano piano si era prolungato fino a rendere certa l’assoluta lontananza”.

Luis sente che è arrivato alla fine del viaggio.

Don Ángel chiama María, una vecchia vestita a lutto e con i capelli bianchi raccolti in una crocchia, quasi una donna sarda e pronuncia una frase che lo scrittore definisce come la più bella poesia che la vita gli abbia donato.

                 A voi scoprire e assaporare la frase… e buona lettura!

Maria Antonietta Mula

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