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ANTOLOGIA DI SPOON RIVER

ANTOLOGIA DI SPOON RIVER di Edgar Lee Masters è una raccolta di 244 poesie in verso libero dove ognuna racconta, in forma di epitaffio, la vita degli abitanti della cittadina immaginaria di Spoon River. Oramai defunti, ciascuno può parlare di quello che è stato, rivelare i segreti della propria vita senza ipocrisia alcuna, perché più nulla c’è da perdere.
Lessi la prima poesia della raccolta, dal titolo LA COLLINA, quando frequentavo la seconda liceo e ne fui profondamente colpita, tanto fu che la ricopiai sul mio diario segreto e anziché riportare i veri nomi li sostituii con nomi a me più familiari o meglio, con nomi di persone defunte di cui avevo sentito parlare in paese e, in qualche modo, attinenti al contenuto dell’epitaffio. Il diario è andato perduto, ma ricordo che sulla collina dormivano anche tanti giovani: quello che fu ucciso in una rissa, quello che morì sepolto dal solaio che stava costruendo, la giovane mamma morta durante il parto, la ragazza schernita e vituperata perché osò ribellarsi alle convenzioni sociali… Remigio e Latino morti in guerra.

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso in miniera,
uno fu ucciso in una rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felice?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.

Una morì di un parto clandestino,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
una dopo una vita lontano a Londra e Parigi,
fu riportata nel piccolo spazio accanto a Ella e Kate e Mag –
tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono zio Isaac e zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva parlato
con i venerabili uomini della rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Li portarono figli morti in guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, in lacrime –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dov’è il vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per novant’anni,
sfidando il nevischio a petto nudo,
bevendo, schiamazzando, non pensando né a moglie né a parenti,
né al denaro, né all’amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle sagre di pesce fritto di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa a Clary’s Grove,
di ciò che Abe Lincoln disse
una volta a Springfield.

Il nome che non cambiai fu quello del suonatore Jones, non l’avrei potuto cambiare per via della canzone di Fabrizio De André, una delle più belle e profonde, che mi piaceva e mi piace tuttora canticchiare. Il suonatore Jones era e rimarrà per sempre colui che insegue la sua arte, prigioniero e libero allo stesso tempo, con tanti ricordi e nemmeno un rimpianto. Ed erano poesia i versi:
… In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità/A me ricordava la gonna di Jenny/In un ballo di tanti anni fa…
C’erano tante altre poesie che potevano benissimo essere epitaffi per i morti del mio paese, di ogni paese del mondo.
Ancora oggi, ogni tanto vado a rileggerne qualcuna, e quasi tutte hanno ancora la potenza di colpirmi nel profondo… mentre prendo atto che gli epitaffi di coloro che riposano sulla collina sono sempre più numerosi.

Maria Antonietta Mula

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